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titel: Manifesto del realismo di pittori e scultori (Oltre Guernica)
+: Milano, 1946
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- Dipingere e scolpire è per noi atto di partecipazione alla totale realtà degli uomini, in un luogo e in un tempo determinato, realtà che è contemporaneità e che nel suo susseguirsi è storia. Consideriamo pertanto esaurita la funzione positiva dell'individualismo e ne neghiamo gli aspetti, in cui si è corrotto (evasione, sensibilismo, intuizione).
- La realtà esiste obbiettivamente; di essa fa parte anche l'uomo.
- In arte, la realtà non è il reale, non è la visibilità, ma la cosciente emozione del reale divenuta organismo. Mediante questo processo l'opera d'arte acquista la necessaria autonomia. Realismo non vuol dire quindi naturalismo o verismo o espressionismo, ma il reale concretizzato dell'uno, quando determina, partecipa, coincide ed equivale con il reale degli altri, quando diventa, insomma, misura comune rispetto alla realtà stessa.
- Questa misura comune non sottintende una comune sottomissione a canoni prestabiliti, cioè una nuova accademia, ma l'elaborazione in comune di identiche premesse formali.
- Queste premesse formali ci sono state fornite, in pittura, dal processo che da Cézanne va al fauvismo (ritrovamento dell'origine del colore) e al cubismo (ritrovamento dell'origine strutturale). I mezzi espressivi sono dunque: linea e piano, anziché modulato e modellato; ragioni del quadro e ritmo, anziché prospettiva e spazio prospettico; colore in sé, nelle sue leggi e nelle sue prerogative, anziché tono, ambiente, atmosfera.
- La scultura non ha avuto un processo parallelo: chiusi con Michelangelo i cicli delle grandi civiltà, essa ha tuttavia continuato, estenuando i caratteri peculiari, fino all'impressionismo (Medardo Rosso) che segna l'estrema contraddizione con se stessa. Oggi affermiamo che i suoi mezzi espressivi sono: costruzione e architettura dei volumi nello spazio, costruzione e architettura che determinano il peso.
- Affermiamo inoltre che il ruolo delle gallerie è esaurito, perché esse hanno ragioni puramente mercantili e costringono e legano l'arte in una ristretta determinata categoria. La realtà che noi dobbiamo esprimere interessa tutti gli uomini e chiede quindi di essere concretizzata con tutti i mezzi adeguati. Questi mezzi sono oggi, come erano ieri per le grandi civiltà egiziana, greca e medioevale, le pareti e i blocchi di pietra, o anche il semplice quadro e la semplice scultura, purché partecipi di un ampio organismo che rientri nella comune attività e nei comuni bisogni.
- Necessariamente la nuova realtà farà stabilire fra architetti, pittori e scultori quel piano d'intesa che ci permetterà di creare un equivalente figurativo, pari ai templi per i greci e alle cattedrali per i cristiani.
Milano, febbraio 1946
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«The programme of this manifesto […] was quite different from that put forward by the Roman Forma. Indeed, the statement from Milan, with its acceptance of figurative modes of expression, revealed the legacy of Corrente and the desire to retain the complexity of an experience that had involved so many artists. There were several initiatives to keep together this fundamentally heterogeneous group (which included a stylistic range from Cubo-Expressionism to Naturalism), the most important being the Fronte nuovo delle Arti of 1947, which comprised twelve prominent artists: Birolli, Guttuso, Morlotti, Vedova, Turcato, Antonio Corpora, Nino Franchina, Pericle Fazzini, Giuseppe Santomaso, Armando Pizzinato, Alberto Viani and Leoncillo Leonardi. The Fronte was, in turn, a re-organized version of the Nuova Secessione Italiana, which had been founded in September 1945 and had included Carlo Levi and Cassinari. Unlike 'Oltre Guernica', which mentioned certain formal and technical criteria, the manifesto of the Secessione had proposed only a common ethical platform – namely, a recognition of the artist's moral responsibility – to the exclusion of any articular a priori aesthetic that would hinder the future evolution of a style. The manifesto stated: 'Eleven Italian artists intend to converge their apparently contrasting tendencies in a synthesis that will emerge in the future, substituting an aesthetic of forms by a dialectic of forms, in sharp contrast to all the preceding syntheses, which were governed by technical or at least a priori decisions. […] Art is not the conventional face of history, but history itself, which cannot exist without men.'»